Negli ultimi anni, lo smart working si è affermato come una delle trasformazioni
più significative nel mondo del lavoro, offrendo nuove opportunità sia per le
aziende che per i lavoratori. Si tratta di un modello organizzativo che prevede
maggiore flessibilità rispetto all’orario e al luogo di lavoro, favorendo l’utilizzo
delle tecnologie digitali per garantire produttività ed efficienza anche al di fuori
dell’ufficio tradizionale.
L’adozione su larga scala dello smart working ha subito un’accelerazione senza
precedenti con la pandemia di COVID-19. Prima del 2020, solo una piccola
percentuale di aziende aveva implementato questa modalità di lavoro in modo
strutturato, spesso limitandolo a specifici settori. Tuttavia, con l’emergenza
sanitaria e la necessità di garantire la continuità operativa, molte imprese hanno
dovuto riorganizzare i propri processi lavorativi, affidandosi massivamente alle
tecnologie digitali e alla remotizzazione del lavoro. I dati evidenziano un
cambiamento drastico: prima della pandemia, solo 570.000 lavoratori in Italia
adottavano lo smart working, mentre durante il lockdown il numero è salito fino a
6.6 milioni (Fortuna, Rossi, Elmo & Arcese, 2023).
Lo smart working non ha solo trasformato il modo di lavorare, ma ha avuto anche
un impatto significativo sulla società e sull’economia. La possibilità di lavorare da
remoto ha modificato le abitudini di consumo, riducendo la domanda di trasporti
pubblici, ristorazione e abbigliamento formale. La minore necessità di
spostamenti ha contribuito alla riduzione del traffico urbano e delle emissioni di
CO₂, alimentando il dibattito sulle implicazioni ambientali di questa modalità di
lavoro (Fortuna et al., 2023).
Tuttavia, ha anche generato criticità per diversi settori economici che dipendevano
fortemente dalla presenza fisica dei lavoratori negli uffici.
Lo smart working ha posto nuove sfide per le città e le aziende, che devono
adattarsi a un modello in cui gli uffici non sono più il centro nevralgico della vita
lavorativa. Nelle aziende molti spazi sono stati ripensati per rispondere alle nuove
esigenze di flessibilità, riducendo le postazioni fisse in favore di ambienti di
coworking o soluzioni ibride. Parallelamente, sono emersi interrogativi sul
benessere dei lavoratori: se da un lato la maggiore flessibilità ha permesso un
migliore bilanciamento tra vita privata e professionale, dall’altro ha esposto molti
dipendenti al rischio di isolamento, allungamento dell’orario di lavoro e
incremento dello stress.
L’evoluzione dello smart working richiede quindi un’attenta analisi delle sue
implicazioni a livello economico, sociale e psicologico. In questo contesto,
numerosi studi hanno cercato di valutare il suo impatto sul benessere dei
lavoratori e sulle dinamiche aziendali.
Uno studio intitolato "Italians and Smart Working: A Technical Study on the
Effects of Smart Working on Society", ha analizzato gli effetti dello smart working
su un campione di 2.753 individui nel periodo gennaio-febbraio 2021. I risultati
evidenziano come questa modalità lavorativa abbia trasformato non solo la vita
dei lavoratori, ma anche il tessuto economico e sociale.
Dal punto di vista delle aziendale, le imprese che hanno adottato lo smart working
hanno registrato benefici significativi per quanto riguarda la riduzione
dell’assenteismo e del turnover, oltre a un incremento della produttività.
Tuttavia, affinché lo smart working sia efficace, le aziende devono investire in tre
elementi chiave: tecnologie digitali (ICT), risorse umane (HR) e organizzazione
degli spazi. Lo studio sottolinea che le imprese che hanno fornito ai dipendenti
formazione adeguata e strumenti tecnologici idonei hanno riscontrato un maggiore
successo nell’implementazione dello smart working.
D’altra parte, l’analisi ha rivelato alcune criticità: contrariamente a quanto spesso
sostenuto, molti lavoratori hanno dichiarato di non riuscire a bilanciare meglio
vita privata e professionale. Anzi, una parte significativa del campione ha riferito
di percepire un aumento dello stress e una sensazione di sovraccarico emotivo,
dovuta alla difficoltà nel separare il tempo di lavoro da quello personale, con
conseguenti difficoltà come non riuscire a dedicare tempo alla famiglia e dedicare
troppe ore al lavoro (Fortuna et al., 2023). Questo dato suggerisce che, senza una
regolamentazione adeguata, lo smart working potrebbe avere un impatto negativo
sulla qualità della vita dei dipendenti.
Questi dati sono confermati dallo studio di Marino e Capone (2021), che
evidenzia come il lavoro da remoto abbia avuto effetti contrastanti sul benessere
dei lavoratori. Da un lato, la flessibilità e l’autonomia offerte dallo smart working
possono migliorare la produttività e ridurre lo stress legato alla rigidità degli orari
e agli spostamenti. Dall’altro, molti lavoratori hanno sperimentato un aumento
del technostress, una forma di stress legata all'uso intensivo e prolungato delle
tecnologie digitali, e una maggiore difficoltà nel mantenere un equilibrio tra vita
lavorativa e privata.
In particolare, conferma che la mancanza di confini chiari tra lavoro e vita
personale può portare a un sovraccarico emotivo, aumentando la sensazione di
stress e isolamento. Inoltre, viene sottolineato il ruolo fondamentale della
leadership e della cultura aziendale nel supportare i dipendenti in questa
transizione: un’organizzazione che investe nella formazione, nel supporto
manageriale e nella creazione di reti sociali tra lavoratori da remoto può mitigare
gli effetti negativi dello smart working (Marino & Capone, 2021). Tuttavia, la
ricerca evidenzia anche la necessità di una regolamentazione chiara per evitare
che lo smart working diventi una fonte di precarietà e stress eccessivo.
L’adozione dello smart working ha rappresentato una trasformazione profonda nel
mondo del lavoro, accelerata dalla pandemia e destinata a influenzare il futuro
delle aziende e della società. Se da un lato offre vantaggi dall’altro pone sfide
significative per il benessere dei lavoratori e per la gestione aziendale. Gli studi
analizzati confermano che, per garantire un equilibrio tra benefici e criticità, è
essenziale un approccio strutturato, che includa investimenti in tecnologie,
formazione e supporto organizzativo. Inoltre, una regolamentazione chiara e
strategie di leadership efficaci saranno determinanti per evitare che lo smart
working si trasformi in un fattore di stress e precarietà, anziché in un’opportunità
per una maggiore qualità della vita e un’organizzazione del lavoro più sostenibile.
Bibliografia
Fortuna, F., Rossi, L., Elmo, G. C., & Arcese, G. (2023). Italians and smart working: A technical study on the effects of smart working on the society. Technological Forecasting and Social Change, 187, 122220. https://doi.org/10.1016/j.techfore.2022.122220
Marino, L., & Capone, V. (2021). Smart working and well-being before and during the COVID-19 pandemic: A scoping review. European Journal of Investigation in Health, Psychology and Education, 11(4), 1516- 1536. https://doi.org/10.3390/ejihpe11040108
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